LA SOCIETÀ DEI MAGNACCIONI cantata da Lando Fiorini

Ma che ce frega ma che ce ‘mporta è un ritornello leggendario, non solo a livello musicale ma soprattutto a livello popolare, una specie di inno romanesco ed anche un detto popolare che viene ripetuto in ogni parte d’Italia, secondo il contesto. Il contesto originario è quello sociale, un pezzo di satira storica nei confronti della cosiddetta “società dei magnaccioni”, di coloro ovvero che non amano lavorare, che se ne stanno sempre a poltrire, a mangiare e bere nelle osterie, come atto di protesta contro la zozza società.

Canzone popolare romana, non si conosce bene quale sia la sua origine. Pare che risalga agli ultimi dell’800, quando ci si rinchiudeva nelle osterie e, tra fumo e vino, si dava origine alle strofe che poi diventavano canzoni popolari. Questa in particolare ha scavalcato i decenni, restando ancora attualissima perché viene spesso intonata contro le ingiustizie sociali, a sostegno del malcontento popolare. Spesso viene anche usata in ambito calcistico, ma perlopiù dai tifosi di Roma e Lazio.

Questa versione è stata cantata da Lando Fiorini nel 1974, ma la prima versione più nota è quella di Gabriella Ferri e Luisa De Santis (1964), che avevano ripreso il pezzo da un certo Armandino Bosco, che l’aveva incisa nel 1962. Armandino era un ragazzino romano di 15 anni che, successivamente, divenne uno dei più celebri cantanti folk della Canzone Romana.

In pratica la prima incisione del brano è di Armandino Bosco, portata poi al successo grazie alla Ferri e alla De Santis, che la fecero conoscere al grande pubblico. Sul lato B del 45 giri di Armandino Bosco fu incisa un’altra canzone ancora molto nota, Una gita a li Castelli, e sulla copertina del disco veniva nominato il ristorante “Meo Patacca”, evidentemente la location delle due canzoni, visto che anche in La società dei magnaccioni si fa riferimento al vino dei Castelli Romani. Di sicuro un vino molto ambito, all’epoca.

La società dei magnaccioni fu talmente apprezzata che anche Claudio Villa la ricantò (1975), e ai giorni nostri è stata interpretata dal gruppo Elio e le storie tese, durante il concerto del 1° maggio a Roma, nel 1996. Alvaro Amici invece la arricchì, inserendola nel suo disco Stornelli romaneschi (1969), e numerosi altri artisti la seguirono, includendola nel loro repertorio. Comunque non si parla soltanto di artisti nel settore musicale, dato che anche attori celebri l’hanno usata come aneddoto, sempre di origine romana, per riproporla in varie esibizioni nei varietà e nei programmi televisivi del tempo.

Fonte Video inserito (di proprietà del canale corrispondente): YouTube

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