LA CANZONE DI MARINELLA di Fabrizio De André

★ Musica Anni ’60 ★

Una ballata che ricorda molto quelle napoletane, La canzone di Marinella fu ispirata ad un fatto di cronaca nera, una storia che colpì moltissimo l’allora giovane autore che, nel 1964, volle dare a questa ragazza un finale migliore, o più che altro una vita migliore, benché puramente attraverso la sua poesia. Fabrizio De André partì col presupposto di scrivere una sorta di favola, ma finì con l’accentuare il triste destino di questa povera ragazza che, per cercare l’amore, aveva invece trovato la morte.

Questa giovane, secondo alcuni fatti documentati nacque nel 1920, era figlia di contadini calabresi emigrati a Milano e, all’età di 15 anni, fuggì di casa perché i suoi genitori non accettavano il suo innamorato, un ragazzo spiantato che non aveva né arte né parte. La situazione economica dei due però non facilitò il rapporto, per cui dopo qualche tempo si lasciarono e lei, impossibilitata a riallacciare i rapporti con la famiglia, iniziò a fare la ballerina nei club notturni di Milano.

In quell’ambiente, dopo una serie di disastrose circostanze si ritrovò nelle mani di un protettore che la costrinse, tra minacce e percosse, a prostituirsi dapprima in una casa chiusa, e poi per le strade lungo il fiume Olona, dove il suo corpo fu trovato imbottito di proiettili, nel 1953, che galleggiava nel fiume. Non si sa effettivamente il motivo di questo brutale omicidio, ma è probabile che si trattasse di un regolamento di conti, per concorrenza tra protettori e la povera Maria Boccuzzi si è ritrovata nel mezzo di un fuoco incrociato.

Sebbene La canzone di Marinella facilitò l’ascesa al successo di Fabrizio De André, inizialmente fu pesantemente criticata, non solo per i contenuti retorici e il tono monotono del brano, ma anche per aver speculato su una tragica storia. Comunque la popolarità dell’artista si confermò grazie all’intervento di Mina, che nel 1967 ne fece un successo nazionale, reinterpretandola, come affermò De André, truccò le carte a suo favore.

Più tardi, nel 1997 i due artisti la cantarono in duetto, una versione intensa che fu pubblicata nell’ultima raccolta di Fabrizio De André (Mi innamoravo di tutto, 1997) poco prima della sua scomparsa che avvenne nel 1999. Paolo Villaggio, suo amico d’infanzia lo aveva soprannominato Faber, per il suo infantile amore per i disegni, e fu un appellativo che lo accompagnò per tutta la vita. 

Fonte Video inserito (di proprietà del canale corrispondente): YouTube

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