LAMETTE di Donatella Rettore

Dammi una lametta che mi taglio le vene è una famosissima frase entrata nel gergo popolare, usata spesso per ironizzare in momenti critici della nostra vita. Tutti la ricorderanno, perlomeno coloro che erano giovani negli anni ’80, ma anche le generazioni di adesso la conoscono, visto che in qualche modo è stata tramandata, diventando quasi un detto popolare.

Tutte le strofe di Lamette, il pezzo della Rettore che uscì nel 1982, sono un continuo ripetersi di questa intenzione, a tratti colorita, di dare un colpo drastico alla sua esistenza, una formula satirica per dire addio alle brutture che le tocca di vedere, che le tocca vivere. La chiave è ovviamente ironica, lo dimostra il sound della base musicale e il modo quasi beffardo di presentarsi in video, una specie di parodia al patetico sistema di reagire ai problemi della vita.

Donatella Rettore era una cantante all’avanguardia, non soltanto per quel che concerne il suo look decisamente trash alla metallara, talvolta esageratissimo, ma anche per il genere, dato che pur non seguendo il filone della disco music e del pop elettronico, era comunque attuale e sfiorava temi che potevano considerarsi tabù, una ribelle tutta dipinta e cotonata. Ad esempio in Splendido splendente trattava il tema della chirurgia plastica, allora beneficio di pochissimi, ma che ai nostri tempi è diventata di uso comune, insomma un ritocchino ora lo fa chiunque.

Il testo fu scritto da Donatella Rettore insieme al suo compagno, Claudio Rego, e il videoclip fu girato a New York, anche se poi non è stato pubblicizzato, infatti del pezzo girano soltanto esibizioni in programmi televisivi dell’epoca, sempre molto scenografiche e particolarmente artistiche. Il brano era incluso nell’album Kamikaze rock ‘n’ roll suicide, ma è stato riproposto nel 2006, in una raccolta dei più grandi successi della cantante, dal titolo Magnifica.

L’intero album, che era un concept, girava intorno all’idea del suicidio, sempre sdrammatizzato, ma che comunque mostrava una realtà delicata, ovvero quella dei kamikaze giapponesi, quindi un altro aspetto che confermava la sua opera d’avanguardia, poiché da lì a pochi anni questa “filosofia” del karakiri sarebbe stata ripresa dai terroristi islamici. Parlando di drammi, nell’album non poteva neanche mancare un brano dedicato al suicido storico per eccellenza, ossia quello di Giulietta di William Shakespeare.

Fonte Video inserito (di proprietà del canale corrispondente): YouTube

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