NESSUNO MI PUÒ GIUDICARE di Caterina Caselli

Questo fortunato esordio di Caterina Caselli al Festival di Sanremo del 1966, assicurò alla giovane una brillante carriera che rientrò negli annali della musica più ascoltata, e ballata, degli anni ’60. “Casco d’oro”, così fu rinominata per via della sua acconciatura che riprendeva la moda di quegli anni (ispirata ai Beatles), ebbe infatti la fortuna di trovarsi nel posto giusto al momento giusto, dato che la canzone era stata scritta per Adriano Celentano.

Perché rifiutò, questo fu solo una questione tecnica, poiché Celentano ne incise un demo e non lo convinse particolarmente, e qui il colpo di fortuna quando, gli autori del brano, ebbero l’idea di proporlo a questo giovane talento, che aveva fatto fino a quel momento qualche sporadica apparizione al Cantagiro. Peccato per Celentano perché, ad oggi, nessuno mi può giudicare è un ritornello che va ancora forte, nella cultura popolare, il che rimanda senza dubbio al ricordo della canzone e dunque dell’artista che l’ha interpretata.

Tra l’altro, affidare il pezzo ad una donna fu dimostrazione di estremo coraggio e soprattutto di innovazione, poiché racchiude un senso tipicamente maschile per l’epoca, ovvero che il (o la) protagonista dichiara di poter avere tutte le storie d’amore che vuole, anche contemporaneamente, e non per questo dev’essere giudicato: della propria vita, ognuno fa quel che vuole. Ovviamente, se ciò era concesso ad un uomo, la donna invece veniva pesantemente etichettata, per la sua promiscuità e scarsa serietà.

Per questo motivo, Nessuno mi può giudicare è diventato un pezzo importante della storia del sociale, dapprima perché anticipava il movimento femminista, e poi perché negli anni 2000, e quindi dopo ben 35 anni, è diventato una delle canzoni simbolo del Gay Pride, proprio per quel ritornello che esprime la libertà di vivere la propria vita a dispetto delle regole sociali.

Nessuno mi può giudicare balzò immediatamente al primo posto delle classifiche e ci restò per un paio di mesi, anche se al Festival raggiunse solo la seconda posizione, dopo il duetto composto da Domenico Modugno e Gigliola Cinguetti che vinse la manifestazione con Dio, come ti amo. Il brano fu inciso anche in versione francese e spagnola, ma l’originale è senza dubbio il più grande successo di Caterina Caselli.

Fonte Video inserito (di proprietà del canale corrispondente): YouTube

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